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Luoghi naturali e sacri, sconosciuti ai più, che solo pochi, come Mariantonietta, conoscono e sanno raccontare

Il termine Cilento rievoca immagini di ulivi verdecenere, casolari diruti abbandonati al rigòglio della vegetazione,sorgenti chiacchierine come comari alla fontana.

I boschi di castagni, lecci, faggi contendono attenzione e sguardo ai paesi arroccati, alle morfologie corrugate,aspre, addolcite solo nei pendii.

Nella festa dei declivi lussureggianti e delle rocce il Monte Sacro esibisce tutta la sua diversità.

Imponente come un dio sul suo trono, il massiccio si erge per oltre 1700 metri d’altezza.

Affrontarne l’escursione in salita è un’ impresa, ma ne vale la pena.

La sua forma aguzza e orgogliosa ti adesca: un afflato mistico avvolge i rilievi e la sommità.

La sacralità del luogo la si tocca con mano.

La “Sorgente di Fiumefreddo” ,generosa di un’acqua sempre limpida, fresca, sgorga presso un’effigie della Vergine.

Una sacralità che si percepisce, inoltre, nelle parti alte del sentiero quando ti salutano due grosse cataste di pietre con una croce alla sommità: i cosiddetti “Monti di Pietà” a ricordare la forte devozione delle genti antiche e contemporanee .

Capita che le nuvole ne nascondano la cima. A me è successo di paragonarlo, un pò arditamente,al Monte Tabor.

Nell’immaginario dei pellegrini il Gelbison è il Monte per eccellenza.

La ‘Montagna dell’idolo’,etimologicamente parlando, ti accoglie con una boscaglia di castagni e il discreto muoversi del Torno.

Il corso d’acqua scorre lene tra massi bruni e muscosi: ama dare spettacolo, il Torno, con cascatelle divertite.

La pietra fa presto la sua apparizione:il massiccio la esibisce senza pentimenti.

Acqua e pietra vi si incontrano e scontrano come se l’una non potesse fare a meno dell’altra.

Il Gelbison è padre di fiumi. Il Palistro, il Lambro, il Mingardo vengono generati nelle sue viscere, e gli conferiscono un delizioso aspetto lussureggiante.

Affrontando la salita lo sguardo è accolto dal bruciato delle marne alternato al bruno delle arenarie. Verso la cima i pendii si fanno ripidi ed erti: ecco la roccia alzarsi in strapiombi e picchi seducenti per ogni viaggiatore.

Un percorso consigliato per gli amanti del trekking ne affronta la salita dalla località Sorbatello.

L’itinerario si snoda tra sentieri e mulattiere, ma occorre capacità di orientamento, conoscenza della montagna e allenamento fisico. I vantaggi,però, sono molteplici in un ventaglio che comprende l’interesse botanico quanto l’avvistamento dell’avifauna.

Racconto di Mariantonietta Sorrentino, copyright, tutti i diritti riservati all’autore

Di Mariantonietta Sorrentino

Mariaantonietta Sorrentino, cilentana,  giornalista, blogger cineasta e storica. Nelle sue pubblicazioni racconta del turismo ecosostenibile, rurale, emozionante come quello del Cilento. Impegnata con diverse produzioni televisive ("BellItalia il paese delle meraviglie" Rai Tre, "Itineranda" Lira Tv), con diverse testate giornalistiche (Agire, Il Follaro). Il suo libro "Il mio Cilento", acquistabile anche in formato Kindle su Amazon, è un viaggio nella sua amata terra che preparara i viaggiatori a viverla, conoscerla, amarla.