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La nota scrittrice cilentana ci dona il racconto di un viaggio emozionante in un territorio affascinante

Non era che uno dei tanti che avrebbero avuto quella cavalcatura , quel mezzo di trasporto originale, per raggiungere Paestum.

Gli parevano ippopotami , quelle bestie grosse e melmose con le corna ritorte.

L’unica via di accesso alla vetusta città nascosta era costituita da un sentiero fangoso, al quale si arrivava superando il Sele con una ‘scafa’ presso il casino reale di Persano.

I Templi non erano ancora visibili eppure l’ardore gli faceva vibrare, a tratti, l’anima.

Attendeva Wolfang.

L’albero di siliquastro con i suoi fiori purpurei lo aspettava insieme ai rosai dei quali l’antica Poseidonia andava fiera.

Il fiume Sele scorreva lene, ora, alle sue spalle.

Ora comprendeva come mai Winckelmann ,nella primavera del 1758, si era sobbarcato il viaggio via mare da Salerno……ora comprendeva….

Il viaggio , per chi si imbarcava da Salerno, durava dalle 5 alle 6 ore : trenta miglia separavano Paestum dal capoluogo.

Visitare la città non era impresa eroica, Wolfang lo sapeva, ma neanche da prendere alla leggera.

Gli insetti erano diventati compagni di quell’avventura.

Fastidiosi ronzavano come gli era capitato di rado. Wolfang prese ad annotare appena lasciato il guado alle spalle…..annotava lo sguardo dei contadini, il paesaggio nuovo per sapore e odore…..

Quanta fatica per accedere alla suggestione della bellezza dei Templi !

I blocchi di roccia visibili dal mare nei tempi non remoti, era stati in uno splendido isolamento: merito della malaria, degli acquitrini che scoraggiavano tutti…..

Una purificazione , questo significava quel viaggio. Un ritorno.

Wolfang prese un sorso d’acqua: gli parve di bere alle sorgenti di un santuario tanto l ‘aria era misteriosamente silenziosa.

La flora semiselvaggia stendeva la sua cortina in maniera sfacciata.

Arbusti, ginestre ad ondate, dove il canto degli uccelli si librava in alto come gareggiasse col cielo.

La fatica si faceva sudore.

Un contadino gli offrì una pezzo di cacio e una fetta di pane nero raffermo. Wolfang prese a morderlo con voracità.

Ma ecco il premio, la visione estatica dei Templi…le colonne , i frontoni dorati dal sole si facevano via via più prossimi…..

Wolfang scese dal carro. Voleva raggiungere a piedi gli ultimi metri che lo separavano dalla cinta muraria. Toccarla come si fa come una bella donna.

Il calore stese la sua mano feconda su quell’incontro.

E il sole, complice, occhieggiava affrontando il meriggio…

Racconto di Mariantonietta Sorrentino, copyright, tutti i diritti riservati all’autore

Christoph Heinrich Kniep

Il disegno riportato in questo articolo, che mostra un paesaggio con un tempio di Paestum, fu eseguito dall’artista tedesco Christoph Heinrich Kniep. Egli arrivò a Roma nel 1781, specializzandosi come paesaggista. Nel 1787 Tischbein entrò in contatto con il poeta Johann Wolfgang Goethe, in viaggio in Italia, che accompagnò durante un viaggio in Sicilia. Prima però Goethe e Kniep intrapresero una gita da Napoli a Paestum, situato vicino alla foce del fiume Sele in una pianura alla costa sud-est del golfo di Salerno. Nel suo disegno immortalò le caratteristiche principali di quei luoghi.

Trascorse la sua vecchiaia solo e isolato in circostanze piuttosto precarie, e morì infine dopo una grave malattia. E’ sepolto al cimitero dei protestanti a S. Carlo all’Arena a Napoli. Di Christoph Heinrich Kniep sono noti soltanto disegni; egli non lavorò mai nella pittura ad olio.

Di Mariantonietta Sorrentino

Mariaantonietta Sorrentino, cilentana,  giornalista, blogger cineasta e storica. Nelle sue pubblicazioni racconta del turismo ecosostenibile, rurale, emozionante come quello del Cilento. Impegnata con diverse produzioni televisive ("BellItalia il paese delle meraviglie" Rai Tre, "Itineranda" Lira Tv), con diverse testate giornalistiche (Agire, Il Follaro). Il suo libro "Il mio Cilento", acquistabile anche in formato Kindle su Amazon, è un viaggio nella sua amata terra che preparara i viaggiatori a viverla, conoscerla, amarla.